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scovato nelle crepe dei muri *loading* volte

Lo Scarabeo di Eva

sabato, 28 agosto 2004

Il primo è sempre un giorno di morte.

I colori sono umidi e turgidi.

Poichè il rosa si confà per la prima volta alla mia ferita, un rosa economico, scaduto, ritorno a parlare. Cosciente che ripeterò gli stessi errori e le stesse ingordigie.

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 13:46 | link | commenti (4)

domenica, 29 agosto 2004

Seduta sul seggiolino sinistro della giostra, culo a terra, gambe a ranocchio e piedi piatti. In alto il seggiolino destro vuoto mi guarda. L'uomo-granchio mi vuole arruolare ma io non sono ancora di nessuna fazione. Cambio giostra, qui posso roteare da sola. L'altro uomo ferma la ruota ma non era un poeta. Così le ho disimparate. Rimane solo questa.

PREGHIERA DA MANGIARE COME FOGLIE ROSSE

Che la madre lasci che io la abbandoni

Che il padre lasci che io mi abbandoni

Che tu faccia dei miei occhi un nido e dei miei polpacci strumenti,

del mio sesso una parola senza senso o una filastrocca per bambini,

del mio sorriso un ciondolo a forma di dente,

prego.

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 10:55 | link | commenti (1)

lunedì, 30 agosto 2004

I miei ricordi sono numerati, arrivano ad un tot e non vanno oltre. Come da umana usanza quegli stessi perdono nitidezza, staccano un altro numeretto dal marchingegno del supermercato per fare la coda e quando arriva il loro turno la carne è terminata o si sono trasformati in maiali. Per ora ciò che mi serve è sapere cosa sono in grado di fare.

Il tatto l'ho venduto. Anzi l'ho barattato, in cambio ho ottenuto che le mie ferite non cicatrizzassero.  

L'udito lo conservo per i momenti di pericolo, al sicuro in barattolini chiusi chiusi che nascondo sotto la mia lingua di alligatore.

Il terzo giorno è concesso parlare di due soltanto dei propri sensi e questo non è ancora tempo di disubbidienza.

Tra poco ricomincerò a guardare. 

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 12:56 | link | commenti

martedì, 31 agosto 2004

SGUARDO PRIMO

Ho visto una donna zompettare per il bagno con in mano un coltello per sbucciare

fichi

Aggrappata al suo piede c'è un'etichetta che la chiama "Eva"

A braccia alzate, vuole tingersi i capelli di scuro

mentre la tintura le schizza sul corpo disegnando macchie dall'accento germanico.

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 15:33 | link | commenti (1)

mercoledì, 01 settembre 2004

SGUARDO SECONDO

Ho visto piante di fagioli magici spuntare fuori dal cavo orale di tutte le mie zie ischitane. Ho visto nei diventare insetti, il seno destro di una sirena sballonzolare e l’altro recitare: “Una volta ballava la farandola, la tarantella, la carmagnola, la giga, il fandango, e perfino la horn-pipe. Saltava alto così. Adesso non fa più che questo”. Ho visto insetti fingere di essere nei e mangiare fagioli marci mentre la padrona di casa è impegnata a sognare il Théatre de Babylone nel 1953. Ho visto desideri incrostati come bava sul cuscino dei bambini che moriranno a sette anni. Ho visto bave di ogni colore e consistenza.

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 13:22 | link | commenti

giovedì, 02 settembre 2004

SGUARDO TERZO

Ho visto il giorno appuntarsi i capelli con un ramoscello di tiglio e muovere le labbra in silenzio come dicesse: “Non sono forse bello?”, ho visto quante bugie stipate stipate stanno dentro ad un bicchiere, ho visto turisti e clienti affezionati non indovinare mai il numero delle bugie che stipate stipate stanno dentro al bicchiere della mia vecchia locandiera. Ho visto uno scarabeo tra le scapole di Eva, l’ho visto scenderle giù per la schiena e la gamba più comoda da caso a caso, l’ho visto correre verso il muro ed infilarsi non so dove. Ho visto paperelle di gomma nuotare dentro bare da collezione e strizzarmi l’occhiolino. Ho visto te che mi leggi ma solo per un attimo. Ho visto lo scarabeo tornare tra le scapole di Eva mentre Eva ignara faceva l’amore.

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 12:25 | link | commenti (2)

venerdì, 03 settembre 2004

SGUARDO QUARTO

HO VISTO LEWIS CARROLL LECCARE LE ASCELLE ALLA REGINA DI CUORI (ma continuerò ad amare Alice)

HO VISTO OLEZZO-VERDE-ELEONORA SCAVARE PER ME LA QUINTA FOSSA (ce ne saranno altre...)

HO VISTO LA SALA TRUCCO DEGLI OGGETTI SMARRITI

(chiacchierano di yogurt scaduti e scopate memorabili per la loro nuova vita)

HO VISTO L'ASSONANZA DI OGGI SCIVOLARE SOTTO LA MIA PORTA

CON L'ANDI DI UN BIGLIETTINO D'AMORE (invece era una bolletta della luce)

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 19:23 | link | commenti (2)

sabato, 04 settembre 2004

SGUARDO QUINTO

(dal corpo di Eva)

Null’altro che fichi. Fichi ammassati nella vasca da bagno, fichi sotto il letto, fichi sopra il letto, fichi nel frigorifero, fichi appesi al lampadario, fichi appesi sullo stendino, fichi spiattellati sotto il vetro di cornici a giorno, fichi sbucciati esclusivamente in fila sugli scaffali della libreria, fichi morsicati esclusivamente sotto i termosifoni spenti, fichi marci esclusivamente nei cassetti della biancheria intima.

Un’albero di fichi vigoroso e fiero come l’ultimo comando di un monarca si erge dal buco del gabinetto fino al soffitto.

 

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 13:07 | link | commenti

domenica, 05 settembre 2004

SGUARDO SESTO

(e ultimo)

 

HO VISTO IL DIO DEGLI SCARABEI

 

Ha cosce di donne appese come orecchini

e lo stomaco a forma d’Africa

 

la pelle prende il colore delle arance

quando la luna è calante,

il colore della carta carbone

quando la luna è crescente.

 

Anch’egli ha un popolo eletto

da sventolare a mo’ di verginità perduta solo dopo le nozze,

ma il nome era per noi impronunciabile

e non me lo ricordo.

 

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 12:36 | link | commenti

martedì, 07 settembre 2004

                                                  Ho un avverbio per morire oggi: incondizionatamente.

 

Ma è tempo di caccia e lo stato esige il rispetto delle tradizioni. I capelli vanno svolti, lavorati, annodati con tutto ciò che occorre. Le ghirlande rosse di famiglia che se ci soffi dentro non funzionano, le scarpe comode, le scarpe coi tacchi, quattro virtù (ma ricorda, non di più, perché resti sempre al tuo nemico una possibilità di ucciderti), qualche grammo di terra, tre giustificazioni di cui una gialla, che sia scomoda come il sole affinchè non ti ci possa abituare, i dentini da latte, cinque o sei lingue di uomo appuntate come farfalle, una mano destra di ricambio, mezzo sorriso di circostanza (riconvertibile in denaro se non consumato durante il viaggio) e il ritratto del tuo malessere femmina preferito (commissionato ad un pittore emergente).

Angoisse, sempre bella e mora nei decenni,

 mio minotauro da stomaco, posa qui il tuo sesso di vetro.

 

Lo sai, i capelli vanno svolti, lavorati, annodati con tutto ciò che occorre, infine riavvolti a poco a poco fischiettando la cantilena dell’uomo nero.

 

affidato alle crepe dei muri da: vespertiliae a 14:36 | link | commenti